Si vede che è un periodo musicale.
Bambole
Ehi! Negrita (2003)
Mentre le ideologie si estinguono
e le coscienze si disperdono
insieme ai muri crollano
le verita’ di comodo
i monumenti a cosa servono?
La vera storia non la insegnano
non devo chiedere
devo far da me
la verita’ sta dentro a un nylon
dimenticata in qualche oceano
sotto la buccia debole
di 10.000 regoleTi capisco
quando dici che
rivorresti
le tue bambole…E mi hanno sempre fatto credere (che)
nell’incertezza e’ meglio prendere
ma se io prendo chi e’ che da’?
Se io prendo chi e’ che da’?
Ne ho visti troppi qui di oracoli
e troppe corti dei miracoli
io non vi posso credere
io non vi voglio credere…Ti capisco
quando dici che
rivuoi indietro
le tue bambole…Good times, bad times…
good times… bad times…Ti capisco
quando dici che
rivorresti
le tue bambole…
Ora ha senso
quando pensi che
rivuoi indietro
le tue bambole…
Ma ci sono milioni di canzone che sarebbero da citare. :-/
Dev’essere un momento di refresh metal, perchè è un periodo in cui mi sto riascoltando di tutto: dagli Helloween vecchia maniera, ad Avantasia, agli Iced Earth, ai Blind Guardian… e pure i Rhapsody (che son sempre esaltanti, nella loro semplicità).
Cmq, in questo giro di metal folle – fra i trapani e gli scalpelli dei muratori vicini – ho rimesso su Battalions of Fear, sicuramente uno dei dischi che ho meno ascoltato dei Blind.
Beh, indubbiamente non è il mio disco preferito, ma alcuni pezzi sono esagerati. E poi si sente molto l’orgine tedesca e la gioventù della band… Simpatico da risentire, ogni tanto.
La tracklist:
- Majesty – 7:28
- Guardian of the Blind – 5:09
- Trial by the Archon – 1:41
- Wizard’s Crown – 3:48
- Run for the Night – 3:33
- The Martyr – 6:14
- Battalions of Fear – 6:06
- By the Gates of Moria – 2:52
- Gandalf’s Rebirth – 2:10
E poi c’è Majesty…
Da un interessante articolo di Domenico De Masi in un supplemento del Corriere della Sera.
(De Masi è professore di Sociologia del lavoro a La Sapienza di Roma.)
Aristotele, in piena società rurale, considerava la felicità come il fine stesso di ogni azione umana.
Thomas Jefferson e Benjamin Franklin, in piena società industriale, sostennero che la ricerca della gioia e la costruzione virtuosa della propria fortuna rappresentano il diritto primario di ogni cittadino.
E oggi, nella società postindustriale, si può appurare se il buon vivere dipende da fattori quantitativi come il potere e la ricchezza o, piuttosto, da fattori qualitativi come l’introspezione, l’amicizia, l’amore, la bellezza, il gioco, la convivialità.
L’agiatezza e la povertà sono entrambe accompagnate da troppi grattacapi, per cui la condizione auspicabile è quella intermedia: né ricca né povera, purché dotata di una lunga durata e di buon margine di tranquillità.
Si dice che la ricchezza non fa la felicità, ma bisogna ammettere che la simula molto bene.
Erodoto scriveva, cinque secoli prima di Cristo, sul rapporto tra ricchezza e felicità. Erodoto raccontava che Solone, dopo aver portato a termine la promulgazione delle sue leggi ad Atene si dette a lunghi viaggi in tutto il mondo per arricchire la propria saggezza con nuove esperienze.
In questo suo girovagare arrivò fino alla Lidia, dove regnava Creso, il più ricco di tutti i re. Dopo essersi pavoneggiato con Solone, esibendo lo sfarzo della sua reggia, Creso non seppe resistere alla tentazione di chiedergli chi fosse l’uomo più felice incontrato in tutti i suoi viaggi.Solone citò un certo Tello di Atene, uomo semplice, padre di due splendidi figli, morto in battaglia per la difesa della propria città, che per questo gli aveva reso grandi onori.
Dopo Tello, incalzato dalle domande di Creso, Solone descrisse la sorta felice di Cleobi e Bitone, due giovani belli, forti e generosi, per i quali la madre chiese alla dea Era tutto ciò che un uomo può ottenere di meglio. La dea accolse la preghiera: i due giovani si addormentarono e morirono serenamente nel sonno. E i concittadini, per ricordare la loro eccellenza consacrarono nel tempio di Delfi due statue a loro immagine.Creso si stizzì a tali risposte e disse: “Ospite di Atene, la nostra felicità è da te così poco considerata, che non ci stimi degni di rivaleggiare nemmeno con dei semplici cittadini privati?”.
Solone gli rispose che ogni uomo vive mediamente 70 anni, pari circa a 26 mila giorni. Poichè in ciascuno di questi giorni avviene qualcosa di diverso, ogni vivente, fino alla sua fine, resta sempre in balia degli eventi. “Non è vero” disse “che chi è molto ricco sia più felice di chi ha da vivere alla giornata, se non l’accompagna la fortuna di terminare la vita in una completa felicità.”Un uomo straricco ha due vantaggi: la possibilità di affrontare meglio le disgrazie improvvise e la possibilità di soddisfare un numero maggiore di desideri. Sotto questo aspetto può dirsi fortunato ma non ancora felice. Se un povero è bello e in buona salute, se ha una bella figliolanza e se riesce a chiudere in bellezza la propria vita, sarà un caso di reale gioia. Fino alla morte, inoltre, nessuno può cosiderarsi autosufficiente.
Creso infuriato scacciò Solone, ma di lì a poco suo figlio morì per un incidente di caccia e Ciro conquistò il suo regno. Salvato per fortuna dal rogo al quale era stato condannato, Creso si ricordò di Solone. Se prima si sentiva ricco per l’opulenza delle sue proprietà, ora si sentiva ricchissimo per il semplice fatto di sopravvivere. L’abbondanza, dunque, non fa la felicità perchè è minata dall’assillo dell’insicurezza.
Giusto per essere chiari:
IO NO.
Non faccio parte di questo fantasmagorico 58% che rivuole il sig. Berlusconi al governo.
Giusto per essere chiari, e non dare adito a dubbi.
E così, Giacomo si è sposato!
Al momento non ho molte parole, ma sono felicissimo per loro e per me, che ho avuto il privilegio di fare da testimone.
(E’ evidente che mi ha preso come testimone solo perché sono l’unico a non potere raccontare le peggio cose al suo matrimonio, ma vabbè…
)
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Una giornata splendida, nonostante il tempo.





