Ieri sono andato a fare la spesa, e fin qui tutto normale.
Arrivato agli scaffali dove stanno i pacchi di acqua, mi è venuta un’idea malsana… Prendere diverse marche di acqua e darci un’occhiata, visto che il costo varia molto e a me l’acqua sembra spesso simile.
Non so esattamente che cosa comportino le differenze chimiche più fini, e suppongo sia anche questione di gusti (la Guizza ad esempio non mi piace per niente; ho scoperto che ad altri non piacciono altre marche), ciò nonostante, riporto qui qualche riferimento.
| Acqua | Prezzo (€/1.5 Litri) |
Residuo fisso a 180° (mg/L) |
Sodio ioni (mg/L) |
Analisi eseguita da | Sorgente |
| Levissima | 0.46 | 78.2 | 1.8 | Università di Pavia | Parco dello Stelvio, Valtellina |
| Danone Vitasnella | 0.43 | 382 | 3 | Università di Pavia | ??? dal cuore delle alpi… mah |
| Panna | 0.42 | 142 | 6.4 | Università di Pavia | Monte Gazzarro (Toscana) |
| San Benedetto | 0.15 | 274.8 | 6.9 | Università di Napoli | Comune di Scorzè (VE) |
| San Francesco | 0.14 | 136.1 | 3.6 | Università di Torino | Caslino Al Piano (CO) |
La Levissima e la Panna sono entrambe della Sanpellegrino S.p.A.
La Vitasnella è legata alla Ferrarelle S.p.A. e sull’etichetta spara una quantità di boiate che non riesco a verificare, che già mi sta sulle belotas.
Del gusto non parlo; in primis perchè penso sia troppo soggettivo, e poi ritengo che di questa stagione passiamo il tempo a congelare e riscaldare le bottiglie di acqua… E secondo me quando le beviamo dopo tutti quei traffici dentro e fuori dal frigo non hanno più niente di normale. ^ ^
La differenza di prezzi è comunque notevole: almeno a quella ci si può riferire senza confusioni.
Ovviamente TUTTE scrivono chiaramente che fanno fare tanta PLIN PLIN!
I REM da giovani.
LOL
Dedicata a Duke, che ha sempre sostenuto che la voce della tipa fosse ottima.
Era Kate Pierson, cantante dei B-52.
Molta gente fa domande. Qualcuno ha anche le risposte (intelligenti o stupide che siano), e questa mi sembra una buona cosa.
Il problema principale che vedo è che nel marasma di domande che si pongono, spesso non ci si pone quelle giuste. Pochi si chiedono il perché delle cose. E spesso le risposte che ottengono, non sono adeguate quindi al problema.
Buffo. Ho la convinzione che il perché delle questioni spesso sia più importante delle questioni stesse. ^ ^
A proposito di questo, ho trovato un sito curioso sui perché.
Dal blog di Beppe Grillo, il resoconto di Travaglio sulla questione di Previti e del Lodo Mondadori.
A chi non è informato (o è solo curioso) ma legge queste pagine, consiglio di dare una sbirciata. Non tanto per i personaggi – ormai ognuno di noi un’idea se l’è già fatta, nel bene e nel male – ma per le modalità. E per la storia.
“Lunedì, per convincere la giunta per le elezioni della Camera a conservare la poltrona, lo stipendio e la pensione al suo cliente pregiudicato e interdetto Cesare Previti, l’avvocato Giovanni Pellegrino (che è anche ex senatore Ds e presidente Ds della provincia di Lecce) l’ha paragonato a Gesù Cristo e a Socrate.
Venerdì Previti, in arte Socrate, in arte Cristo, è stato condannato definitivamente dalla Cassazione a 1 anno e 6 mesi nel processo Mondadori, in aggiunta ai 6 anni già totalizzati nel processo Imi-Sir (i 5 anni subìti in appello nel processo Sme-Ariosto cadranno a giorni in prescrizione grazie a un’altra sezione della Cassazione, che ha avuto la bella pensata di mandare il processo a Perugia proprio sul filo di lana).
Grazie a due leggi vergogna – la ex Cirielli e l’indulto – e a un regolamento-vergogna, Previticristosocrate non sconta la pena in carcere, ma a Montecitorio, anche se è provvisoriamente agli arresti domiciliari. Ma non è il suo destino l’aspetto più importante dell’ultima sentenza. E’ il contenuto, che ha accertato ormai definitivamente come andarono le cose nella “guerra di Segrate” che a cavallo degli anni ’80 e ’90 oppose la Cir di Carlo De Benedetti alla Fininvest di Silvio Berlusconi. Per una complicata controversia di accordi e pacchetti azionari, sia l’Ingegnere sia il Cavaliere sostenevano di essere i padroni della Mondadori, il primo gruppo editoriale italiano che controllava, oltre al settore libri, La Repubblica, l’Espresso, Panorama, Epoca e 15 giornali locali.
Si affidarono dunque a un arbitrato super partes, che nel 1990 – col famoso “lodo Mondadori” – diede ragione a De Benedetti.
Allora Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Questa, con una sentenza firmata dal giudice Vittorio Metta il 24 gennaio 1991, annullò il lodo e consegnò la Mondadori a Berlusconi. Per la gioia di Bettino Craxi, che spense così la principale voce di opposizione al regime del Caf. Mesi dopo, Andreotti costrinse Berlusconi a restituire una parte del maltolto (Espresso, Repubblica e giornali locali) al legittimo proprietario.
Poi, nel 1995, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto, il pool di Milano cominciò a indagare sulle sentenze comprate da Previti e scoprì che lo era pure quella del giudice Metta su Mondadori (come quella di tre mesi prima, firmata dallo stesso Metta, sull’Imi-Sir): all’indomani del verdetto, la Fininvest bonificò 3 miliardi di lire a Previti che, tramite altri due avvocati berlusconiani, fece arrivare 400 milioni in contanti a Metta. Il quale poi lasciò la magistratura, divenne avvocato, e indovinate in quale studio andò a lavorare con la figlia Sabrina? Ma nello studio Previti, ovviamente.
Berlusconi è uscito dal processo col solito grimaldello: attenuanti generiche e prescrizione del reato. Previti, Metta e gli altri due avvocati imputati (Pacifico e Acampora), invece, sono stati condannati per corruzione.
Ma nella sentenza d’appello, confermata venerdì dalla Cassazione, si afferma che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè dell’attuale capo dell’opposizione. Il quale, dunque, da 17 anni controlla e utilizza abusivamente una casa editrice e i suoi giornali per accumulare miliardi e consensi politici.
De Benedetti gli chiederà, in separata sede civile, un risarcimento di 1 miliardo di euro. L’altra sera, a Rovigo, don Luigi Ciotti ha ricordato che nell’ultima finanziaria il governo ha approvato l’estensione del sequestro dei beni, finora previsto per i mafiosi, anche ai corrotti e ai corruttori. Sarebbe forse il caso di confiscare la Mondadori a colui che, nel 1991, la rubò. E di raccontare agli italiani l’odore dei soldi e dei giornali del Cavaliere.
Ma forse la seconda impresa è più ardua della prima: il Tg5 del neodirettore Mimun, venerdì sera, non ha dedicato nemmeno un servizio alla sentenza. E né il Corriere della Sera, né il Messaggero, né La Stampa ne hanno dato notizia in prima pagina.
In fondo Berlusconi ha solo rubato il primo gruppo editoriale italiano a un concorrente: che sarà mai.”
Marco Travaglio
Ieri sera, a Riale (vicino a Casalecchio), c’è stato un incontro politico legato alla creazione del Partito Democratico e al contributo che le Donne possono offrire (buffa la coincidenza di tempi con la candidatura di Rosi Bindi).
All’incontro erano presenti moltissimi esponenti del gentil sesso (età abbastanza pronunciata, in generale, con qualche punta “giovane”), alcune persone legate alla vita politica dei comuni adiacenti (Zola, Casalecchio, Monte S. Pietro), la presidentessa della provincia Draghetti. Letture varie proposte, visioni personali ed esperienze, suggerimenti e critiche in advance al partito che deve nascere.
Gli interventi sono stati tutti più o meno interessanti, più o meno strutturati, più o meno centrati. Alcuni richiami ai valori, alla coerenza e alla lealtà (in senso lato, non obbedienza cieca); sono le cose che mancano ora. (Intervento di G. a proposito, che ho definito “piccolo” ma centrato. Ottima cosa.
) Si è sottolineata l’importanza di un recupero dei valori umani, della speranza e delle prospettive.
Purtroppo (dal mio punto di vista), in alcuni casi il tutto si è fermato su note puramente femministe. Comunque vabbé.
Molto interessante – ma già lo sapevo, conoscendo la sua opinione – il discorso conclusivo di Beatrice Draghetti. Ha parlato
- di tessuto sociale e volontariato, come risorsa del territorio che può appoggiare veramente la politica,
- di visioni del mondo non appannate (avrei voluto dire “un suggerimento per tutti: spegnete la TV”),
- di politica da interpretare non come potere, ma come strumento per il bene comune nonché per fare valere l’universalità dei diritti. Una finalità politica, insomma, che è andata persa col tempo ma che è da recuperare,
- di una rappresentanza politica che deve essere e rimanere una rappresentanza, non guida e ideatrice di nuovi percorsi che provengono solo dall’alto (evitiamo i pecoronismi),
- in senso generale, ha accennato a politiche di sviluppo ed equità (non tanto generali, quanto specifiche: osserviamo con attenzione quello che è il mondo intorno a noi, prima di lamentarci senza considerare i veri disagi).
Insomma, un bel ritrovo.
Spero che il tutto prenda piede nel migliore dei modi, visto che l’indole del popolo della penisola è ben altra…
Spesso si parla in maniera distinta di Scienza e Filosofia. Ci piacerebbe intendere la Scienza come qualcosa di completamente astratto e totalmente matematico, in modo da poter ignorare quei calcoli astrusi che ci han fatto penare a scuola (almeno a qualcuno). Ma, a parer mio, è un errore.
La matematica è un linguaggio. La Scienza è un modo di pensare, una Filosofia. Un modo diverso di fare Filosofia, rispetto al modo umanistico (e interiore), ma pur sempre attività intellettuale (ragionamento) per cercare di spiegare da dove veniamo e dove andremo.
Il successo delle teorie scientifiche, specialmente con Galileo e Newton (principalmente teorie di meccanica classica), indusse all’inizio dell’Ottocento a sostenere che l’universo è completamente deterministico. Il francese Laplace suggerì che doveva esserci un insieme di leggi scientifiche tale da consentirci di predire qualsiasi accadimento futuro nell’universo, purché avessimo conosciuto compiutamente lo stato dell’universo in un tempo dato.
Insomma, poiché sappiamo velocità e traiettoria di un pianeta in un dato momento ed in un tempo t0, possiamo ricavare la posizione in un qualunque altro tempo t.
Il determinismo nel caso dei corpi celesti sembrava abbastanza ovvio (grazie alle leggi meccaniche di Newton), e così qualcuno si spinse oltre, postulando l’esistenza di altre leggi simili (perchè no? ) che dovevano governare qualsiasi altra cosa, compreso il comportamento umano.
Dunque il destino dell’umanità era già scritto da una legge scientifica?
In seguito a determinati calcoli e teorie, si sviluppò invece un percorso che oggi noi chiamiamo meccanica quantistica (su scala microscopica sono necessarie certe specifiche quantità di energia – i quanti, appunto – per ottenere una radiazione ad una certa lunghezza d’onda/frequenza). Considerando i quanti di Planck, il fisico tedesco Werner Heisenberg formulò il principio di indeterminazione: per poter predire posizione e velocità di una particella in un certo tempo futuro, si doveva essere in grado di misurarne con esattezza posizione e velocità presenti.
Il problema cominciò a consistere proprio in questo: tanto più volevamo avere la posizione con precisione, tanto più piccola doveva essere la lunghezza d’onda della luce usata per individuarla. Ma una lunghezza d’onda piccola avrebbe richiesto più energia per ottenere un singolo quanto, che avrebbe perturbato il sistema concedendogli una velocità molto elevata, rendendo incerta la posizione. D’altra parte, dando poca energia la velocità della particella sarebbe stata più bassa ma la lunghezza d’onda non avrebbe permesso di collocare l’oggetto in una posizione più precisa di tanto.
In sostanza, Heisenberg dimostrò che il prodotto dell’incertezza della posizione della particella non può mai essere inferiore a una certa quantità, nota come costante di Planck. Il principio di Heisenberg è una proprietà fondamentale, ineliminabile, del mondo. (Negli anni ’20, ad opera di Heisenberg, Schrodinger e Dirac, venne elaborata la meccanica quantistica che oggi noi conosciamo.)
Questo ebbe ripercussioni definitive sulla filosofia/teoria del determinismo.
Il nostro futuro non può essere predetto con tanta precisione come ci si aspetta.
E se questa non è Filosofia…
L’avevo vista tempo fa, e per varie ragioni (la donna invisibile!!!) mi è tornata in mente.
Non è fine, ma mi fa sbellicare. ^ ^
In seguito a determinati calcoli e teorie, si sviluppò invece un percorso che oggi noi chiamiamo meccanica quantistica (su scala microscopica sono necessarie certe specifiche quantità di energia – i quanti, appunto – per ottenere una radiazione ad una certa lunghezza d’onda/frequenza). Considerando i quanti di Planck, il fisico tedesco Werner Heisenberg formulò il principio di indeterminazione: per poter predire posizione e velocità di una particella in un certo tempo futuro, si doveva essere in grado di misurarne con esattezza posizione e velocità presenti.