Riporto un articolo di Davide Casati (RCS) che mi è piaciuto.

Il segreto del clima sta in fondo ai ghiacci

VALTER MAGGI ha vinto uno dei premi Cartesio, i Nobel dell’Ue, con una ricerca sul clima. Condotta la Polo Sud, iniziata in un’edicola e ostacolata da una politica miope.


AntartideChe cosa studia esattamente?
Paleoclimatologia, attraverso l’analisi dei ghiacci polari.
Ehm. Cioè?
Mi pagano per fare dei buchi nel ghiaccio. E non è facile spiegarlo: posso metterla giù scientifica quanto voglio, ma quando lo dico a mio padre che ha lavorato per anni in fabbrica… Spiegare la ricerca non è facile!
Ci provi.
Se si vuole studiare il clima di migliaia di anni fa, c’è un problema: non esistevano ne termometri ne strumenti di misura. Per fortuna ci sono degli archivi che possono dare quelle informazioni: i fondali oceanici, ad esempio. Ma soprattutto i ghiacciai.
Perchè i ghiacciai sono “archivi”?
Quando si forma, un cristallo di neve “congela” in sé tutte le informazioni dell’atmosfera in cui si forma. Se non si scioglie, le informazioni restano lì. E, una nevicata dopo l’altra, si stratificano. Ora, l’Antartide c’è da 20 milioni di anni…
E noi sappiamo che clima c’era allora?
Andare così indietro interessa relativamente. Ma abbiamo estratto ghiacci di 820mila anni fa, a 3 km di profondità.
Scusi, ma a che serve?
Ha presente i discorsi sul riscaldamento globale? Ecco. Oggi la Terra ha un’atmosfera “dopata”: una parte di quello che succede dipende dal clima naturale del pianeta, un’altra dall’azione dell’uomo. Per capire come “funziona” il clima, devo andare a vedere com’era prima del “doping”. Molto prima dell’invenzione dei termometri, appunto. Analizzando i ghiacci possiamo capire come funzionava il clima. E dare dati a chi si fa la domanda: “Ora che succederà?”
E la risposta qual’è?
Il gruppo internazionale che studia il cambiamento climatico, l’IPCC, Nobel per la Pace nel 2007, dice una cosa molto semplice: si stanno registrando variazioni climatiche dovute quasi certamente all’azione dell’uomo. Il segnale umano sulla macchina del clima inizia a farsi sentire seriamente. Quindi bisogna stare attenti, molto attenti.
Allora il pianeta è davvero a rischio…
Guardi, la Terra ne ha passate di tutti i colori. Se il Sole non impazzisce, per altri 5 miliardi di anni il pianeta ci sarà. Il punto è se ci saremo noi. Se ci sapremo adattare, raggiungere la sostenibilità. Se vogliamo cambiare questo sistema per cui 1 miliardo e mezzo di persone vivono sulle spalle degli altri 4, il clima è fondamentale: perchè l’uomo ha bisogno di mangiare, e quindi di terreni coltivabili; perchè se i ghiacci polari si sciolgono, il mare si alza, e oggi un miliardo di persone vive in città che sarebbero sommerse. Il problema del clima non è solo ambientale, ma anche sociale, economico…
E di fronte a tutto questo, l’Italia ha tagliato i fondi per le ricerche in Antartide.
Esatto. Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che permette di studiare quei ghiacciai, è all’interno di un consorzio di ricerca europeo, che oggi è il più importante al mondo. Ma prima il governo Berlusconi, poi quello Prodi, hanno azzerato i finanziamenti.
Cioè, ricevete zero euro?
Zero. Basta pensare che abbiamo due basi polari in Antartide di cui una condivisa con i francesi e non sappiamo come pagare le spese! Questa mossa è miope per due ragioni. La prima, scientifica. Gli studi sul clima sono importanti. E il nostro progetto vale qualcosa, se ha ricevuto un premio tanto prestigioso. Anche l’assunzione di ricercatori stabili è difficile: i sei ragazzi che lavorano con me sono precari. E dato che se vanno a chiedere un mutuo gli ridono in faccia, io voglio dar loro qualche soldo in più, per avere una vita dignitosa. Ma i soldi li devo trovare io…
E la seconda ragione per cui è folle il finanziamento zero?
E’ diplomatica. L’Antartide è ricchissimo di risorse. Ma è protetta da un Trattato che garantisce che chi ci va, lo fa per ragioni scientifiche. Il trattato scade tra meno di 50 anni. E già qualcuno parla di spartirsi l’Antartide, perché andarci per trovare il petrolio è troppo costoso ora, ma se il barile aumenta ancora? Per dire la nostra – sia che si voglia proteggere l’Antartide, sia che ne si voglia un pezzetto – bisogna esserci. Voglio dire: il Bangladesh ha la sua stazione scientifica in Antartide, e noi rischiamo di perderle!
Parla dell’Antartide come se ne fosse innamorato.
E’ così: ci sono stato 11 volte, e sto benissimo. E’ un po’ la versione fredda del mal d’Africa. L’Antartide è un deserto che può appassionarti e non lasciarti più.
Ma da dove è partita questa passione?
I miei avevano un’edicola. Io stavo lì, e leggevo. Di tutto, anche riviste scientifiche. Quando s’è trattato di andare all’università, le scelte erano astronomia o geologia. Ma astronomia a Milano non c’era, e quindi… Poi, quando mi sono laureato, mi hanno proposto di andare in Groenlandia per uno studio. E lì è iniziata la passione per gli studi paleoclimatici. O meglio, per fare i buchi nel ghiaccio…




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