Non ho ancora commentato in maniera (più o meno) articolata le elezioni.
Sono un po’ schifato da questo aprile, e nemmeno tanto per i risultati, quanto per tutti i teatrini che ci sono stati.
I punti che ho in testa sono:
- La sinistra “vera”, estrema, di falce e martello ideologico, non c’è più. Non è detto che sia un male, visto che negli ultimi 20 anni -dal mio punto di vista- ha lasciato molto a desiderare. Semmai mi preoccupo per la mancanza di una classe politica che rappresenti gli operai. Sarà che oramai molti sono immigrati, e che a nessuno gli frega niente essendo consumatori di classe C – ma a me ‘sta cosa piace poco. (Per questo mi riservo un post in futuro; ho una critica un po’ più organica da sviscerare.)
- Il PD mi ha lasciato perplesso poco tempo dopo le prime battute, e ora ne sono convinto: non mi piace. Non ho capito chi dovrebbe rappresentare di differente da quell’elettorato che invece vota a centro destra – in effetti PD e PdL mi sembrano sovrapponibili, euguali in senso geometrico.
- I tanto reclamati giovani e donne, sono stati nel migliore dei casi inseriti nelle liste, ma in pratica non hanno contato un cavolo – dall’inizio alla fine (come ci si aspettava, of course). Non solo, i seggi sono sempre in mano “ai soliti”. Questa suppongo sia la cosa che mi ha schifato di più, specialmente del PD che ne aveva fatto a lungo un cavallo di battaglia. Ma ‘sti benedetti giovani, cosa possono dire? Cosa possono scegliere? La sinistra democratica ha dimostrato per l’ennesima volta di professarsi progressista solo a parole – in pratica è conservatrice come tutti.
Nel momento della sconfitta, tutta la dirigenza DS-et-similia lì presente a sorridere, invece che a far i bagagli e levarsi dalle balle. Inqualificabili. - Lega e Italia dei Valori si sono dimostrati, almeno ai miei occhi, i partiti più rappresentativi per la gente comune che vota non-in-auto-mode (i.e. tradizione ideologica). Lo sospettavo, e per certi versi mi sembra logico. I “partitoni centristi” sono assurdamente lontani. Mi sembra un buon trend per rinnovare un po’, speriamo che tenga – ma dubito.
- VW ha già parlato di un gabinetto ombra. Bravo. Dimostra che la sinistra (?) ha ancora problemi a dialogare con la gente. Imho, dovrebbe stare a casa. Da subito.
- L’idea delle donne premier non è passata per niente. Testimoni: Bindi, Santanchè, ed altre. Il che, onestamente, mi dispiace; sarebbe stato un rinnovamento notevole.
- L’UDC e l’UDEUR hanno preso delle belle tranvate.
Situazione?
In attesa di segnali da parte di giovani e donne che dovrebbero rinnovare il paese, ma che -per lo più- si stanno già assuefacendo alle logiche conservatrici del Bel Paese.
E già che ci sono, rimiro l’Economist: Mamma mia. Ah ah. (NdS: Già citato da Spino.)
(Secondo me l’analisi politica sulle ragioni della vittoria di BS è veramente semplicistica e sommaria.)
PS: E se vi eravate persi l’inno del PD, eccolo qua. A me bastava “Meno male che Silvio c’è”. Stucchevoli.
1 Comment to “E’ la tipica politica italiana…”
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A me l’analisi dell’Economist sembra abbastanza sensata, anche se inevitabilmente un po’ semplicistica… però tutto sommato ci hanno preso.