Oramai non si parla d’altro: la necessità di avere una resa commerciale delle webpage per le aziende ha portato a sviluppi che hanno scosso sempre più il web.
Ennesimo articolo interessante (A proprietary web? Blame the W3C), dove per altro si assesta un bel colpo ad AJAX, che viene spesso presentato come la soluzione (senza tenere conto del bordello).
(Bellissima la pagina dell’hardrock cafe segnalata.)
Io ci voglio bene al Consortium, ma è indubitabile che non presenti soluzioni in tempi ragionevoli. Adobe e Microsoft (e Apple, perchè no) continueranno sempre a portare il mercato più avanti, vicino alle esigenze dei clienti rispetto a quanto possa fare il W3C.
Sono abbastanza convinto che la creazione di un web “commerciale”, iper-fico, da sviluppo professionale ed essenzialmente privato possa far storcere il naso a molti, ma in pratica l’IT è di una complessità tale, pieno di oggetti vecchi e nuovi completamente diversi fra loro (in certi casi anche integrati, ovviamente), che continuare a pensare che il web debba essere alla portata di tutti sempre nella stessa maniera è errata. Pure io che ci tenevo, sto capendo che lo standard globale non esiste.
Esistono gli standard per settori. Ma qui, al momento, siamo molto distanti dalla Grande Unificazione.
Sicuramente, se questo porterà ad una limitazione dell’accessibilità, è indubitabile che le stesse case produttrici closed si sbatteranno per ottenere un qualcosa di raggiungibile anche dai loro clienti “minori”.

Veramente non c’è molto da dire: l’IT è questo, e questo è il progresso. Specializzazione e finalizzazione all’ennesima potenza.
Credo che conoscere la storia possa essere utile per capire l’evoluzione di un mondo, e credo che più procediamo più l’idea del easy-web verrà spazzata via. E forse è anche ora.
4 Comments to “Finalizzazione del web”
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Mi viene difficile prendere sul serio un articolo “sul web” scritto da un MBA specializzato in “dental integration”…
La potenza del web sta nell’imporre un minimo comune denominatore nei protocolli di comunicazione; le browser wars, con la corsa di Microsoft e Netscape ad aggiungere feature sperimentali ed incompatibili, hanno dimostrato per assurdo la necessita’ di standardizzazione.
Silverlight e’ solo “la nuova java applet”, fallira’ come il precedente.
Per me non è così. Il destino di silverlight non è il punto, per quel che mi riguarda.
Il punto per me è la oramai cronica comprovata incapacità del mondo dei produttori web di mettersi ad un tavolo e di progettarlo quello standard.
Ogni colosso IT tenta sempre di buttare fuori la sua soluzione proprietaria e di proporla come standard, il che non può funzionare: se deve essere standard vero, deve essere open per me.
Ma visto che standard vero sembra impossibile (come sistema di sviluppo, ecc.), io posso credere che la soluzione “migliore” sia uno sviluppo di un web a più “canali”, dove c’è sia la pubblicità-ultra-cool-ultra-flash sia il contenuto scrauso-plain-html.
L’HTML è troppo vecchio, è lì da troppo tempo, ed è diventato DAVVERO molto complicato per non avere tutta quella flessibilità che si voleva.
IMHO: l’HTML non ha quasi più senso di esistere, MA dubito che ci sia qualcuno che NON lo voglia in giro a fronte di un nuovo standard proprietario… Quindi frittata fatta.
(Imho, of course)
Ma vedi, tu credi che gli standard siano fatti dai grossi produttori: non e’ cosi’. I veri standard vengono fuori dalla comunita’, e poi adottati dai vendor. Le novita’ piu’ grosse degli ultimi anni in fatto di standard, quelle che hanno avuto un vero impatto, sono venute fuori cosi’: RSS, Atom, JSON, microformats, ODF… XML e’ uscito dal W3C, ma all’epoca Microsoft non lo voleva (al punto da lanciare una campagna di offese per screditare le personalita’ dei creatori) e ci sono voluti un paio di geek random per tirare fuori SAX e JDOM e lanciare davvero l’adozione del formato. Guarda il destino di WS-*, “il futuro del web” secondo Microsoft e compagnia: un’imbarazzante caporetto. HTML5 ha qualche speranza solo perche’ la comunita’ e’ stata coinvolta, e anche cosi’ la vedo molto difficile…
Nota inoltre che non sono Adobe e Microsoft a “fare” il web al momento, quanto Google, Yahoo, Wordpress, Mozilla Foundation, SixApart, anche (purtroppo) Facebook… I quali hanno interesse a mantenere alto il livello di interop, perche’ genera piu’ valore e piu’ possibilita’ per i loro servizi. “Chiudersi” sul web e’ una strategia perdente.
Gli standard si impongono sul mercato per uso delle comunità, ma gli standard di prodotti “fichi” (dove fico lo decide la comunità cos’è) sono creati dai produttori (MS-Office ad esempio, sta penetrando in ambienti dove fa comunque danni, ma risulta quasi inarrestabile).
Io credo sinceramente che essere closed, specialmente nel web, sia una strategia perdente. Ma ho notato che spesso il salto viene fuori da programmi sviluppati in maniera chiusa e poi diffusi al volgo ignorante.
Se comunque ci sarà più apertura (e scelta e semplicità) di quella che prevedo, tanto meglio.