Da Il cannocchiale d’ambra di P. Pullman.

“[...] Pensai: qualcuno sarà più ricco se me ne torno in albergo e dico le preghiere e mi confesso al prete e prometto di non cadere più in tentazione? [...]
Nessuno ci guadagnerà. Non c’è nessuno che si crucci, che mi condanni, che mi benedica se sarò una brava ragazza, nessuno che mi punisca se sarò viziosa. [...]”
“E’ stata dura lasciare la Chiesa?”
“Per un certo verso sì, perchè tutti erano delusi. Tutti, dalla madre superiora ai preti ai miei genitori… erano tutti turbati e pieni di vergogna… Avevo la sensazione che qualcosa in cui loro credevano ardentemente dipendesse dal fatto che io portassi avanti qualcosa in cui invece non credevo affatto.
[...] Per un po’ mi sono sentita sola, ma poi ci ho fatto l’abitudine.”

“[...] Ho smesso di credere che ci fossero una forza del bene e una forza del male fuori di noi. E sono giunta alla convinzione che bene e male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono. La sola cosa che possiamo dire è che questa è una buona azione perchè aiuta qualcuno, o che quest’altra è cattiva perchè fa del male a qualcuno. Le persone sono troppo complesse perchè le si possa etichettare.”



1 Comment to “Oppiacei e affini”


  1. Jack — 6 March 2009 @ 8:43 am

    aahhhh la Polvere… :)



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