[...] Midas Mulligan era stato, una volta, l’uomo più ricco e, di conseguenza, più criticato del paese. Non aveva mai subito una perdita in nessun investimento; qualunque cosa toccasse si trasformava in oro. “E’ perchè so quel che tocco,” diceva. Nessuno riusciva ad afferrare la formula dei suoi investimenti: respingeva affari che erano considerati perfettamente sicuri e impegnava somme enormi in iniziative che nessun altro banchiere avrebbe considerato. [...]
Quando un economista aveva parlato di lui definendolo un giocatore audace, Mulligan aveva commentato: “La ragione per cui lei non si arricchirà mai è perchè pensa che io giuochi.”
Si sussurrava che bisognasse osservare regole non scritte, trattando con Midas Mulligan: se uno chiedeva un prestito invocando il suo bisogno personale o un qualsiasi sentimento, il colloquio finiva e l’interessato non aveva più la possibilità di parlare con Midas Mulligan.
“Be’, si,” rispondeva Midas Mulligan, quando gli chiedevano se era in grado di nominare una persona peggiore di chi ha il cuore chiuso alla pietà: “Colui che usa la pietà di un altro come arma.”
Durante la sua lunga carriera aveva sempre ignorato gli attacchi pubblici, tranne uno. Il suo primo nome era Micheal; quando un giornalista della cricca umanitaria lo soprannominò Midas Mulligan e la gente gli affibbiò quel nomignolo in senso offensivo, Mulligan andò in tribunale e chiede il cambio legale del suo primo nome in “Midas”. La richiesta fu accettata.
Agli occhi dei suoi contemporanei era un uomo che aveva un torto imperdonabile: era fiero della sua ricchezza.
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