Sono stato in Abruzzo per una settimana, e ho fatto qualche giretto anche lì. Al solito, foto poche e brutte, ma amen.
Posti visitati e rimasti negli occhi: Passo Lanciano e la Maielletta, Chieti, il Passo della Forchetta, l’Altopiano delle Cinquemiglia, i laghi di Barrea e Scanno e la strada che li unisce, Sulmona, la vallata di Roccaraso, Gessopalena, Civitaluparella, e l’inquietante viadotto che passa sopra Villa Santa Maria – letteralmente immenso, Pescocostanzo.
L’Abruzzo, le sue montagne ed i suoi altopiani sono magnifici – specialmente in moto. Bisognerebbe andarci più spesso.
Dopo una pausa di qualche giorno in Toscana, c’è stato il “vero giro”: rotta da Pisa verso Casoli, possibilmente in una giornata.
Sveglia mattiniera, alle 8:00 stavo già uscendo da Pisa alla volta di Firenze.
Il mio percorso (più o meno):
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Il viaggio da Pisa a Casoli, per statali tranquille, è durato 11 ore, molto panoramico – ma dopo 800 chilometri il sedere non lo si sente più (anche prima, invero).
Il ritorno è stato compiuto in autostrada, 400 km in 4 ore; molto rapido sull’adriatica senza traffico, nonostante fosse il 15 agosto, e con molta meno stanchezza all’arrivo.
Da Pisa a Firenze andavo e non c’era molto da fotografare… mi son fermato un po’ a Firenze (a quanto pare odiano dare le indicazioni per Arezzo), ma alla fine mi sono orientato, e mi sono ritrovato in direzione sud sull’Aretina.
L’Aretina è molto caruccia, almeno “a tratti”; la prima parte, che esce da Firenze, è assai pittoresca – ma dopo un po’ la quantità di paesini e altro rende il viaggio un po’ “singhiozzante”.
Dovendo selezionare, ho preferito fermarmi in seguito…
Scendendo verso Perugia, ho puntato al Trasimeno, e ho percorso il versante meridionale del lago; onestamente mi aspettavo di meglio, ma tant’è (un paio di foto le ho scattate da una piazzola belvedere).
Ho trovato invece fantastiche le vallate sotto Spoleto, andando verso Terni e Rieti, passando per le Marmore, Poggio Bustone (pausa pranzo con panino alla porchetta) e altrettanto bello il percorso da Rieti verso l’Abruzzo, passando per Antrodoco.
Ora, la SS17 che porta verso l’Abruzzo, passando proprio per Antrodoco, L’Aquila e Popoli merita un discorso a parte.
E’ una strada fantastica, bellissima, merita di essere fatta. Entrare nell’Abruzzo così è un sogno; da Antrodoco la strada comincia a salire e si inerpica, la temperatura si abbassa e si cominciano a vedere le vallate “dall’alto”.
Purtroppo della zona ho poche foto: principalmente non volevo fermarmi per arrivare in giornata a Casoli. Inoltre, passando per L’Aquila, un po’ non si poteva (unica strada stretta a senso unico, tutti in coda) un po’ non me la sentivo (mi mancava il fiato vedendo la distruzione del terremoto).
Uscendo poi dall’Aquila si percorre una strada lunghissima e drittissima che punta verso la fine dell’altopiano, a Navelli, e poi scende lungo il pendio con una strada ricca di tornanti verso Popoli (altro pezzo di asfalto molto bello).
Giunto a Popoli, mi sono mosso verso Chieti e verso la costa, condividendo la strada con un Suzuki ed una Harley; giunto a Chieti, sono tornato indietro direzione Guardiagrele, poi Casoli e game over.
Come dicevo, in totale ho percorso circa 800 chilometri in una giornata; sicuramente i tempi si possono ridurre di un paio d’ore almeno sapendo dove svoltare.
A grande richiesta (?), qualche foto di me e Drosera in giro per l’Italia, da Bologna all’Abruzzo – passando per Lucca, Pisa, Firenze, l’Aretina, il Lago Trasimeno, Terni, Rieti, Antrodoco, L’Aquila, Chieti e altri bei posti…
Son partito il 3 agosto pomeriggio, puntando verso Pisa passando per la Porrettana, evitando Pistoia; ho percorso la SS64 (Porrettana) fino a Ponte della Venturina, dove ho svoltato a destra per la provinciale 632 (bellissima, tortuosissima e strettissima) passando per Popiglio, Lucchio e Fabbriche (nei dintorni ho fatto una pausa per un pieno – come si vede nelle foto).
Indicativamente il percorso è stato questo:
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Alcune foto:
Curiosità: mentre ero nel mio albergo, per un paio di giorni si è affiancata un’altra speed nel garage.
Facendo questa strada, con calma, ho percorso circa 170Km in 3 ore e mezza circa.
I posti meritano molto, e sono davvero fuori dalle rotte “canoniche”: il versante sud-ovest dell’Abetone mi era sconosciuto (avevo presente solo la salita dal modenese) ed è molto affascinante. Bagni di Lucca è un paesino piccolissimo ma bellissimo, e il ponte della Maddalena rimane negli occhi (assolutamente da vedere e merita un viaggio a parte).
Orco boia, bisognerebbe conoscerlo bene sto benedetto bash…
Il carattere $ introduce l’espansione di un parametro:
sim@idrogeno:~$ echo $saluti
Saluti da H
Fin qua easy.
Il parametro da espandere può essere racchiuso fra parentesi graffe { } per evitare ambiguità: $saluti è identico a ${saluti}. E anche qua, easy.
Cose più ficche sono queste:
Default values: ${parameter:-word}
Assign: ${parameter:=word}
${parameter:?word}
${parameter:+word}
${parameter:offset}
Substring: ${parameter:offset:length}
...
Il primo costrutto funziona come un operatore ternario: parameter ? parameter : word.
Il secondo fa anche l’assegnamento.
Ecc…
Saluti da H
sim@idrogeno:~$ echo ${greetings:-‘Saluti da Mario’}
Saluti da Mario
$saluti era già assegnato, quindi non è stato cambiato il suo contenuto. $greetings invece era vuoto, quindi è stato stampata a schermo l’alternativa (“Saluti da Mario”).
Comunque, se stampiamo $greetings …
sim@idrogeno:~$ echo ${saluti:=‘Saluti da Mario’} ${greetings:=‘Saluti da Pippo’}
Saluti da H Saluti da Pippo
sim@idrogeno:~$ echo $greetings
Saluti da Pippo
$greetings era vuoto, perchè :- non assegna. Con := abbiamo l’assegnamento se la variabile non è null o undef.
:+ funziona alla rovescia: non rimpiazza se la variabile ($caio) è vuota, ma se ne prendiamo una con già un contenuto ($greetings) ritorna il valore alternativo.
sim@idrogeno:~$ echo ${greetings:+pippo}
pippo
sim@idrogeno:~$ echo $greetings
Saluti da Pippo
Come si nota dall’ultima riga, :+ non assegna il nuovo valore (che quindi rimane quello precedente), ma ritorna solo un’alternativa al check se il parametro è vuoto.
L’espansione con
serve a produrre messaggi di errore con il testo di word nel caso il parametro sia null/undef.
bash: caio: Questo $caio è proprio vuoto
Riferimenti: Bash Reference Manual
Peccato che gli e3pc prima generazione con Linux e dischi fissi a stato solido non siano andati. A me parevano una gran cosa, ma a quanto pare il mercato si è orientato su altro.
La nuova generazione di cpu ATOM al posto dei Celeron, hdd iper-capienti e schermi da 10″; io trovo che per girovagare sia comodo avere schermi anche più piccoli e che dischi solidi da 20 giga siano fantastici (si, i 4 del primo modello erano pochi – ma avevo ovviato con schede SD e qualche chiavetta usb sempre con me).
Altra cosa su cui sto riflettendo sono le batterie: ovvio che un portatile debba avere autonomia, ma ho visto le nuove batterie a 6 celle e sono sicuramente ingombranti e pesanti; non sono sicuramente “il problema”, ma la comodità di stare sotto il Kg di peso richiede batterie da 3-4 celle.
Comunque, dicevo, giustamente anche ASUS si è adattata al mercato, ma così io non trovo più quello che riterrei “comodo” per me… dunque meglio ravanare fra le cose vecchie dei magazzini e raccattare qualche vecchio netbook a cifre ribassate (e3pc 900 a meno di 200 euro).
Onestamente il 700 era più carino, disegnato meglio dal lato estetico – inoltre il 900 mantiene la stessa tastiera che è una croce per chiunque (ma io mi sono allegramente adattato le volte che sono stato in giro – posso scrivere con una mano sola.
peccato per i tasti del minore e maggiore che invece sono scomodissimi).
Le fichezze in più sono: più schermo (9 pollici), più RAM (1 giga), un lettore SSD che mi pare migliore, e più spazio in /, che un po’ mi serviva – nel vecchio avevo installato java e fatto compilare kernel in memorie esterne… non proprio comodissimo e rapidissimo.
Il vecchio 700 potrebbe diventare un ottimo server casalingo silenziossissimo… L’idea mi piace molto – vedremo.
Ammesso che lo Xandros sul 900 verrà brasato presto, ho intenzione di muovermi un po’ diversamente che in precedenza; così lascio qualche traccia.
Permessi di root
Diventare root su Xandros è molto semplice: tab “Lavoro” -> File Manager -> Strumenti > Apri finestra Console (Ctrl+T). Digitare sudo bash, e quel pirla di OS permette di diventare root: passwd da root su root e il gioco è fatto.
Il BIOS
Ho flashato il BIOS prendendo da qui il 1006; una pena esagerata, ma alla fine ce l’ho fatta. Prendete una chiavetta usb da 1 giga (dove non avete niente su) e formattate il fs.
Scaricate il BIOS nuovo dal sito, copiate lo zip sulla chiavetta, aprite l’archivio, estraete la ROM, e… cambiate nome al file: l’EZ-Flash dell’asus non è ancora così furbo come quelli nuovi, e cerca un file specifico che si chiami 900.ROM. Se cambiate il nome del file ora, fate prima.
Prendete l’e3pc, lo avviate (se partono le schermate grafiche dovete andare nel bios all’avvio [F2] e disattivare le opzioni di avvio rapido e silenzioso – in modo da avere più tempo e vedere a che punto è l’avvio della macchina), aspettate le prime scritte, poi pigiate Alt+F2: a quel punto dovreste leggere qualcosa sul flashing del bios, e la ricerca di drive USB. Inserite la chiavetta con la ROM. Se va tutto bene, la trova, la legge, se la scrive, cancella il vecchio e installa il nuovo. Compaiono delle scritte sullo schermo MENTRE fa. Se si blocca scrivendo ‘Reading file “900.ROM”‘ e sta fermo per diversi secondi, non sta trovando il file, quindi meglio riavviare (si tenga conto che riavviare il pc mentre il BIOS sta caricando la ROM, è invece pericolosissimo e probabilmente renderà il pc inutilizzabile).
Nota: la cosa di per sè è semplice, ma spesso c’è da smadonnare perchè sono procedure molto “grezze”: ho dovuto cambiare 3 chiavette, formattarle in diversi modi (con e senza partizioni), prima di vedere andare liscia la flash’ata.
La struttura del filesystem
L’e3pc ha due dischi a stato solido, uno da 4 Giga e l’altro da 16. Non c’è swap.
$ cat /proc/partitions major minor #blocks name 8 0 3940272 sda 8 1 2409718 sda1 8 2 1510110 sda2 8 3 8032 sda3 8 4 8032 sda4 8 16 15761088 sdb 8 17 15759733 sdb1
La home dell’utente è puntata su sdb1, e la root di sistema (/) su sda1. E il resto?
/dev/sda2 contiene dei file di configurazioni di sistema – se ho capito bene da qui (la spiegazione mi pare ragionevole, non ho indagato), la logica è semplice: gli aggiornamenti e altre modifiche vanno a scrivere “cose” in sda2, sovrapponendosi in lettura a ciò che è scritto in sda1; se per qualche ragione qualcosa si rompe, lo strumento di ripristino cancella le configurazioni sbagliate su sda2, e si torna alle originali su sda1.
La sostanza, è che a me interessa portarmi a casa sda1 per vedere com’è fatto (lo copierò su idrogeno), e poi brasare tutto e avere tanto spazio libero come feci sull’e3pc 700. Il comando magico (occhio, dd è un po’ pericoloso) dall’e3pc è:
L’immagine di sda1 verrà trasmessa via ssh nell’output file indicato.
Risolto anche questo, sono potuto passare all’installazione del nuovo OS.
Ma gli indirizzi di posta sono case sensitive o meno?
Se spedisco a Mario.Rossi@gmail.com la mail arriva a mario.rossi@gmail.com?
Sì, arriva, ma “per sbaglio”.
In teoria l’RFC2821 recita:
The local-part of a mailbox
MUST BE treated as case sensitive. Therefore, SMTP implementations
MUST take care to preserve the case of mailbox local-parts. Mailbox
domains are not case sensitive. In particular, for some hosts the
user “smith” is different from the user “Smith”. However, exploiting
the case sensitivity of mailbox local-parts impedes interoperability
and is discouraged.
I domini (ie: gmail.com) sono case insensitive.
La parte locale (ie: Mario.Rossi) è case sensitive, ma nella pratica si fa sì che funzioni per evitare casini.
That’s all, folks.
Dunque, tornato dalle ferie sto facendo un po’ il punto.
Mi piacerebbe avere la chance di collegare il portatile al cellulo e poi navigare su rete UMTS/HDSPA usando il cell come modem – evitando quindi di prendermi la chiavetta degli operatori telefonici. [Vedi tethering.]
Su Idrogeno è servito caricare nel kernel il modulo usbserial (con i parametri opzionali per riconoscere il device collegato via USB) e collegarsi con minicom al modem device ( /dev/ttyUSB0 ).
Per avere le info sul vendor_id e product_id, lsusb -s codice_del:device ci viene in aiuto. [Come si fa a sapere quali sono le opzioni permesse da un modulo del kernel? modinfo
]
Attualmente ho provato 3 cellulari (HTC Wildfire, Nokia 5800 e Samsung GT Blue Earth) e solo il Samsung mi ha risposto a minicom -s. Uff.
(Ci sono da fare altri test, temo.)
Una cosa che non capisco è perchè le sim ricaricabili offerte dalle aziende telefoniche abbiano tariffe orribili per le chiavette (a mio avviso, ovviamente) rispetto a quelle interessanti per gli smartphone; in fondo una chiavetta non è come un telefono che va con la sim? A maggior ragione è da provare con una sim con piano telefonico a dati.
Un paio di chiacchiere sul Linux Journal:
* The USB Serial Driver Layer
* The USB Serial Driver Layer, Part II
Guardare anche negli HowTo di linux: Serial-HOWTO.gz, Modem-HOWTO.gz
Glossario delle reti telefoniche in ordine di putenz:
| Generazione | Nome della rete | velocità teorica |
|---|---|---|
| 2 G | GSM | |
| 2.5 G | GPRS | 57Kb/s |
| EDGE | 200Kb/s | |
| 3 G | UMTS | 1.8Mb/s |
| HSDPA | 7.2Mb/s |
Welcome to minicom 2.4 OPTIONS: I18n Compiled on May 27 2010, 00:05:46. Port /dev/ttyUSB1 Press CTRL-A Z for help on special keys AT S7=45 S0=0 L1 V1 X4 &c1 E1 Q0 OK ATI Nokia OK AT+CGDCONT=1,"IP","tre.i" OK ATDT*99# CONNECT ~�}#�!}!} } }2}#}$�#}!}$}%�}"}&} }*} } g}%~~�}#�!}!} } }2}#}$�#}!}$}%�}"}&} }*} } g~



































































