Ho letto una interessante recensione di questo libro relativo le influenze della proprietà intellettuale.
Che i meccanismi di gestione del copyright cortocircuitino tanto più spesso quanto più passa il tempo è questione sotto gli occhi di tutti, ciò nonostante non è semplice avere idee chiare a riguardo – per motivi a mio avviso anche legittimi.
Il libro dovrebbe focalizzarsi (non l’ho ancora comperato) sul concetto (a me caro) di innovazione e su come questo aspetto venga influenzato dalle norme che regolamentano la proprietà intellettuale.
Abolire la proprietà intellettuale
Michele Boldrin, David K. Levine
Laterza, 2012
Un link al testo in inglese: Against Intellectual Monopoly.
Link a The Magic Cauldron (html, 1999).
Mmm.
Non sono per niente convinto che le cose siano una figata come tanti la vogliono raccontare se casca il governo.
Mmm.
Segnalo un articolo interessante di Paul Krugman intitolato “Competitività: un’ossessione pericolosa” che esamina un cavallo che spesso viene cavalcato in questo periodo.
Questo articolo consiste in tre punti. Nel primo sostiene che le preoccupazioni sulla competitività sono, sul piano empirico, quasi completamente infondate. Nel secondo, tenta di spiegare perché definire il problema economico come quello della competizione internazionale è nondimeno così attraente per molte persone. Infine sostiene che l’ossessione della competitività non solo è sbagliata, ma è pericolosa, e che distorce le politiche nazionali e minaccia il sistema economico internazionale. Questo ultimo problema è evidentemente il più importante dal punto di vista delle politiche pubbliche. Pensare in termini di competitività, direttamente o indirettamente, porta a politiche economiche sbagliate su una vasta serie di problemi, nazionali ed internazionali, dalla sanità al commercio.
La linea rossa per una società per azioni consiste letteralmente nei suoi confini: se una società per azioni non può permettersi di pagare i suoi lavoratori, i fornitori, i possessori di obbligazioni, uscirà dal business. Quindi quando noi diciamo che una società per azioni non è competitiva, intendiamo dire che la sua posizione nel mercato è insostenibile, ovvero che, se non migliora le sue prestazioni, cesserà di esistere. I Paesi invece non escono dal business. Possono essere contenti o scontenti delle loro prestazioni economiche, ma non hanno una linea rossa ben definita. Di conseguenza, il concetto di competitività nazionale è vago.
Io l’ho trovato interessante.
Non che io ci possa fare granchè, ma ‘sta cosa della crescita dell’IVA mi lascia perplesso.
Di tutte le tasse che si possono promuovere, l’aumento dell’IVA di sicuro colpisce tutti in eugual maniera, e se ne strafotte dei redditi in gioco.
In sostanza, a molti appare una cosa equa. A me, delle varie tasse applicabili di cui si era parlato, appare una delle più inique. Evabbè.
Intervista di Gad Lerner a Romano Prodi, riguardo la Grecia e il comportamento europeo.
La trasmissione completa è visibile a questo link (stupendo il servizio di La7).
The murder of Lehman Brothers
An insider’s look at the global meltdown
di Joseph Tibman
pp. 235
Editore Brick Tower Press
Anno 2009

Un articolo-intervista all’autore: La fine di Lehman Brothers: la testimonianza di un Senior Investment
Fiat sta acquistando altre aziende, e alcuni gridano al miracolo italiano che si spande.
E’ indubbio che per ora l’ingessato sistema bancario italiano regga meglio dei più speculativi e finanziari rispettivi anglosassoni.
Non so se ci sia da festeggiarne, poiché ritengo che le realtà dinamiche abbiano pro e contro (esattamente come quelle ingessate), ma è indubbio che sui soldi è meglio stare “coperti”.
Detto questo, stranamente il mio orgoglio patrio non è “a palla”.
E’ vero che da inizio anno le azioni Fiat siano passate da 3.5 agli attuali quasi 8 nocciole, e quell’aumento è legato alla fiducia che gli investitori hanno. (Ok ok, il “Massimo anno precedente” è 18.03… ma questo è irrilevante.
)
Il problema a mio avviso è che FIAT non ha (ancora) fatto niente per meritarla, la fiducia. Nulla di nulla. Sta solo acquistando. E la gente gli va dietro, dando fiducia più ad una speranza che ad un progetto reale. Che Marchionne sia un gran ficco, lo si sapeva.
Ma io rimango dubbioso.
E mi fa piacere vedere, in effetti, che il dubbio non è solo mio.