Ho trovato un articolo interessante sul precariato e sulle aziende “siamo tutti una grande famiglia”.
In questo caso, sotto accusa ci sta MTV.
Avere Ventanni, e lavorare a MTV
Come giustificano questo continuo precariato i dirigenti? Con “la crisi” o altro ?
No, è un sistema ricorsivo, non hanno niente da giustificare, è permesso nel nostro stato e i giovani vi sono abituati. Inoltre qui fanno molta pressione psicologica basandosi sul fatto che “ehi, sei ad MTV”, per cui abusano dei precari con orari, straordinari, trasferte e condizioni lavorative cui comunque la gente s’è abituata. E poi, lo sai anche tu, il precario, nel clima d’incertezza in cui è tenuto, ha paura, non reagisce se non di fronte al baratro, ma pochi lo fanno.
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Che forza ha il vostro sindacato dentro MTV? Con uno sciopero potreste bloccare le trasmissioni o inficiarle pesantemente ?La questione è molto complessa. Un precario, aldilà della condizione d’incertezza in cui vive, è sottoposto quotidianamente a vessazione psicologica. Partendo dal presupposto che siamo intercambiabili, come figurine (l’azienda non punta sulla formazione), un precario si domanda “ma se devono scegliere tra un pirla, ed un pirla che manifesta, alla scadenza del contratto la mia fine è certa”.
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Nei commenti uno ha scritto questo:
[...]vi devo segnalare che il NEMICO N° 1 non’è l’azienda, ma i colleghi giovani come voi (precari) che pur di continuare a non fare nulla e portare a casa soldi (a tempo indeterminato) vi venderebbero per 20 €.[...]
Purtroppo è la sensazione che ho pure io.
Serve parecchio amor proprio e molta pazienza per non svendersi.
Siete preoccupati? Sempre depressi? Preferireste non avere pensieri per la testa?
Eh…
Di recente mi è stato fatto notare che c’è chi richiede mail scritte in meno di 10 righe perchè oltre il destinatario non va a leggere.
Un’altra richiesta notevole e recente mi è venuta da persone che non vogliono scrollare le pagine web quindi desiderano siti a dimensione del proprio schermo (limare pixel di qua e di là, scrittine più piccole, pulsantini millimetrici).
Mi sono anche venute in mente le persone porzione singola di cui si parla in FightClub.
E poi sul blog di IdiotaIgnorante ho trovato questa intervista al cantante dei Judas Priest.
Rob Halford a riguardo mi detto: “Le canzoni in sé sono talmente buone che possono anche piacere prese singolarmente, ma di sicuro l’album va apprezzato nella sua interezza, altrimenti se ne perde il senso. Siamo contenti di aver mantenuto alta l’attesa, in questi due anni. Mi riporta ai tempi di quando ero ragazzo, quando facevi la fila per comprare il nuovo disco di Hendrix o dei Led Zeppelin, di cui non sapevi un bel niente fino a che non lo mettevi nel giradischi, e poi lo gustavi lentamente, in tanti ascolti; e siccome lo avevi pagato non lo buttavi via alla prima canzone poco convincente, ma gli concedevi molte altre chance (ride, nda).
E’ una dimensione dell’ascolto che si è persa e che in qualche modo abbiamo voluto rievocare con doppio album mastodontico e graficamente curatissimo, che vale il prezzo e ricompensa della fatica dell’ascolto. Come succedeva un tempo.
Intendiamoci, non sono un vecchio nostalgico rincoglionito, apprezzo moltissimo la tecnologia e tutte le sue stupefacenti applicazioni, ma nella la musica qualcosa è andato storto – mi sembra che molti ormai concepiscano gli album per la fruizione sull’iPod, o in macchina, e li producano proprio in quest’ottica.
Comprensibile, ma limitante. E svilente.
Chi si adegua a questo svilimento della musica non dovrebbe andare poi a lamentarsene nelle interviste!”
Insomma, mail porzione singola. Siti porzione singola. Conoscenze a porzione singola. Musica a porzione singola.
Tutto più facile da digerire.
O meglio: tutto limitanto. E svilito.
Ogni tanto mi perdo dietro i tempi degli altri.
Un po’ per la fretta, un po’ per la smania di soddisfare terzi (e andare dietro alle loro scadenze), ecc.
Per tempi intendo quella scansione della giornata che fa sì che si sia più produttivi oppure in relax. Suppongo sia mentale, o abitudine.
C’è chi si sente bene nelle ore diurne e si rilassa nelle ore notturne. Chi viceversa.
C’è chi si carica facendo le cose, e perde di vista le normali tappe fino a che non gli si abbattono dinnanzi e cade stremato; costoro credo si rilassino mentre fanno – lo svago come inteso comunemente diventa secondario.
C’è chi si droga (caffè!) per allungare i tempi. ^_^
In effetti qualcuno in passato mi ha fatto notare che avere un certo tipo di “ciclicità” sia importante – stabilizza. Può essere. La verità è che se (io personalmente) entro in un ciclo stabile è difficile che riesca a fare tutto esattamente come voglio; probabilmente risulterei meno dispersivo, ma ricaverei molta meno soddisfazione e il risultato finale potrebbe non essere ciò che si riteneva opportuno.
Magari è questione di disciplina.
Ho notato come mi cambi improvvisamente l’umore soddisfare qualcuno nei miei tempi di relax rispetto a quando mi tocca agire durante gli orari che io reputo produttivi per me.
I minuti son sempre quelli, ma alcuni sono più preziosi di altri.
Mi cresce un’insoddisfazione notevole.
Una cosa che mi poteva rendere felice diventa improvvisamente una rogna. Un aiuto spontaneo può diventare un rifiuto ostinato per salvaguardare il mio (presunto) benessere.
Credo che la stessa cosa si possa dire riguardo le attività che decido di fare: se son caxxate, metterle nei tempi produttivi per pigrizia porta ad un’insoddisfazione maggiore nelle ore seguenti. La pago insomma.
Non so, ma per qualche ragione il mio ritmo fa parte di come sono, e non riconoscerlo mi pare dannoso.
Sicuramente bisogna essere ben disciplinati, per seguire i propri ritmi.
Ci sono due famose generalizzazioni nel mondo del lavoro:
* Tutti i dipendenti pensano che i capi siano scemi incapaci che non sanno quello che vogliono e/o fanno.
* Secondo tutti i capi i dipendenti sono scansafatiche e faranno il minimo indispensabile per finire la giornata, e poiché non sono proprietari di nulla faranno le cose pure male.
Ovviamente sono solo favolette.
In realtà:
* I superiori sono intelligentissimi e sanno benissimo quello che vogliono e come realizzarlo. Lo spiegano male non per ignoranza, ma per non perdere la chance di poter trattare come coglioni i dipendenti.
* I dipendenti sono laboriosissimi e volenterosissimi. Operano come automi cretini scientemente non perché non siano abili, ma per dimostrare la deficienza dei capi.
Scontri fra titani.
Oggi avevo messo un post (che ritenevo assolutamente insignificante) ma appena mi sono imbattuto in questo link
http://seiamontanelli.diludovico.it/2009/03/07/il-mio-primo-libro/
ho spostato il tutto.
Merita di essere diffuso e letto. Alla mia testa non dice niente di particolarmente nuovo, ma sicuramente lo dice meglio.
Inoltre, come sempre, credo che serva concentrarsi su di un problema alla volta per risolverlo, ma indubbiamente la critica vale per tantissime altre questioni simili.
Bisogna trovare il tempo per interrogarsi. E per leggere quel post.
Quest’anno, per me, la Festa della Donna è così:

^_^
E occhio a non fumare troppo (e mangiare sempre con moderazione).