M’è capitato anche di recente che qualcuno mi chiedesse, ma che sono tutte quelle sigle vicino alle date che si vedono nella pagine web?
Per esempio, la funzione javascript Date() ci indica che questa pagina è stata caricata alle:
Dunque che e’ GMT? CET? Ce ne sono altri?
Il GMT è il cosidetto tempo medio di Greenwich (Greenwich Mean Time), e la nota GMT+0100 indica che il nostro orario locale e’ uguale al tempo di Greenwich + 1 ora. (Come si sa dalle scuole elementari, il meridiano di Greenwich e’ preso come riferimento per tutti i fusi del globo.)
UTC (tempo universale coordinato) è essenzialmente coincidente con GMT, ma è slegato dal meridiano. Di pari passo con l’UTC sono cresciute altre sigle che hanno identificato le zone orarie: CET per Central European Time in Europa, EST per Eastern Standard Time negli USA (Washington, New York)… e poi PST (orario pacifico – Los Angeles, S. Francisco), MST (montagne rocciose), CST (zona centrale degli US).
Il CET è l’orario dell’Europa Centrale, ed e’ un’ora avanti rispetto all’UTC (GMT +1); EST è GMT -0500.
Parecchie altre info sulle wiki (time_zone, Greenwich_Mean_Time, e altro).
… cantava Ligabue.
Articolo di ResPublica riguardante LHC e Black holes.
Dopo Armageddon e Deep Impact…
Ok, siamo nella merda fino al collo.
Io ad esempio il 10 settembre dovrei fare un giretto verso Fano. Ma non so se a sto punto mi conviene.
Voi che fate il 9 sera?
Purtroppo, anche quando si tratta di cose semplici, la memoria fa cilecca – specialmente quando non si usano spesso i comandi in questione.
date è il comando da utente per stampare/manipolare informazioni riguardanti data e ora nel sistema Linux (in realtà i comandi date e time esistono anche su Win, ma chissene…). Un bel man date darà indicazioni anche riguardanti la formattazione accettata da date.
(Di date avevo già parlato qua – Bash maledetto, un pochetto.)
Come promemoria:
sim@idrogeno:~$ date
Sun Aug 10 10:02:54 CEST 2008sim@idrogeno:~$ date +%s
1218355371
Ch’è ‘sto numeraccio lunghissimo? O_o E’ il modo di contare il tempo per i sistemi Unix: il numero di secondi dalla mezzanotte UTC del primo gennaio 1970.
Può risultare utile per diverse ragioni, non per ultima il fatto che rappresenta un numero intero sempre crescente.
Ma anche qui c’è il trappolone. Come sempre crescente? E’ una variabile, non potrà crescere all’infinito. Prima o poi il sistema avrà qualche problema. E infatti:
Oopps, una variabile a 32 bit.
Per chi ha necessità come me di convertire lo unix_time in una data comprensibile all’umano, ci sono diverse funzioni in giro per il mondo (php ne ha, e sicuramente esistono programmi che lo fanno un po’ per tutti i linguaggi). Su terminale comunque:
sim@idrogeno:~$ date -d@numerolungolungo
Se proprio non ci credete:
sim@idrogeno:~$ date +%s && date -d@`date +%s`
1218356220
Sun Aug 10 10:17:00 CEST 2008
Poichè il calendario esercita su molti un discreto fascino, segnalo questo pdf che trovai tempo fa: “Frequently Asked Questions about Calendars” di Claus Tondering.
L’articolo:
Le scimmie hanno il senso degli affari
Scoperta italiana: i cebi dai cornetti sanno stimare quantità rappresentate da oggetti simbolici. Sorprendente in una specie separatasi dall’uomo ben 35 milioni di anni fa.
Forse a qualcuno è andata bene, a staccarsi dall’uomo 35 milioni di anni fa. Sono sempre i migliori che se ne vanno per primi.
Riporto un articolo di Davide Casati (RCS) che mi è piaciuto.
Il segreto del clima sta in fondo ai ghiacci
VALTER MAGGI ha vinto uno dei premi Cartesio, i Nobel dell’Ue, con una ricerca sul clima. Condotta la Polo Sud, iniziata in un’edicola e ostacolata da una politica miope.
Che cosa studia esattamente?
Paleoclimatologia, attraverso l’analisi dei ghiacci polari.
Ehm. Cioè?
Mi pagano per fare dei buchi nel ghiaccio. E non è facile spiegarlo: posso metterla giù scientifica quanto voglio, ma quando lo dico a mio padre che ha lavorato per anni in fabbrica… Spiegare la ricerca non è facile!
Ci provi.
Se si vuole studiare il clima di migliaia di anni fa, c’è un problema: non esistevano ne termometri ne strumenti di misura. Per fortuna ci sono degli archivi che possono dare quelle informazioni: i fondali oceanici, ad esempio. Ma soprattutto i ghiacciai.
Perchè i ghiacciai sono “archivi”?
Quando si forma, un cristallo di neve “congela” in sé tutte le informazioni dell’atmosfera in cui si forma. Se non si scioglie, le informazioni restano lì. E, una nevicata dopo l’altra, si stratificano. Ora, l’Antartide c’è da 20 milioni di anni…
E noi sappiamo che clima c’era allora?
Andare così indietro interessa relativamente. Ma abbiamo estratto ghiacci di 820mila anni fa, a 3 km di profondità.
Scusi, ma a che serve?
Ha presente i discorsi sul riscaldamento globale? Ecco. Oggi la Terra ha un’atmosfera “dopata”: una parte di quello che succede dipende dal clima naturale del pianeta, un’altra dall’azione dell’uomo. Per capire come “funziona” il clima, devo andare a vedere com’era prima del “doping”. Molto prima dell’invenzione dei termometri, appunto. Analizzando i ghiacci possiamo capire come funzionava il clima. E dare dati a chi si fa la domanda: “Ora che succederà?”
E la risposta qual’è?
Il gruppo internazionale che studia il cambiamento climatico, l’IPCC, Nobel per la Pace nel 2007, dice una cosa molto semplice: si stanno registrando variazioni climatiche dovute quasi certamente all’azione dell’uomo. Il segnale umano sulla macchina del clima inizia a farsi sentire seriamente. Quindi bisogna stare attenti, molto attenti.
Allora il pianeta è davvero a rischio…
Guardi, la Terra ne ha passate di tutti i colori. Se il Sole non impazzisce, per altri 5 miliardi di anni il pianeta ci sarà. Il punto è se ci saremo noi. Se ci sapremo adattare, raggiungere la sostenibilità. Se vogliamo cambiare questo sistema per cui 1 miliardo e mezzo di persone vivono sulle spalle degli altri 4, il clima è fondamentale: perchè l’uomo ha bisogno di mangiare, e quindi di terreni coltivabili; perchè se i ghiacci polari si sciolgono, il mare si alza, e oggi un miliardo di persone vive in città che sarebbero sommerse. Il problema del clima non è solo ambientale, ma anche sociale, economico…
E di fronte a tutto questo, l’Italia ha tagliato i fondi per le ricerche in Antartide.
Esatto. Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che permette di studiare quei ghiacciai, è all’interno di un consorzio di ricerca europeo, che oggi è il più importante al mondo. Ma prima il governo Berlusconi, poi quello Prodi, hanno azzerato i finanziamenti.
Cioè, ricevete zero euro?
Zero. Basta pensare che abbiamo due basi polari in Antartide di cui una condivisa con i francesi e non sappiamo come pagare le spese! Questa mossa è miope per due ragioni. La prima, scientifica. Gli studi sul clima sono importanti. E il nostro progetto vale qualcosa, se ha ricevuto un premio tanto prestigioso. Anche l’assunzione di ricercatori stabili è difficile: i sei ragazzi che lavorano con me sono precari. E dato che se vanno a chiedere un mutuo gli ridono in faccia, io voglio dar loro qualche soldo in più, per avere una vita dignitosa. Ma i soldi li devo trovare io…
E la seconda ragione per cui è folle il finanziamento zero?
E’ diplomatica. L’Antartide è ricchissimo di risorse. Ma è protetta da un Trattato che garantisce che chi ci va, lo fa per ragioni scientifiche. Il trattato scade tra meno di 50 anni. E già qualcuno parla di spartirsi l’Antartide, perché andarci per trovare il petrolio è troppo costoso ora, ma se il barile aumenta ancora? Per dire la nostra – sia che si voglia proteggere l’Antartide, sia che ne si voglia un pezzetto – bisogna esserci. Voglio dire: il Bangladesh ha la sua stazione scientifica in Antartide, e noi rischiamo di perderle!
Parla dell’Antartide come se ne fosse innamorato.
E’ così: ci sono stato 11 volte, e sto benissimo. E’ un po’ la versione fredda del mal d’Africa. L’Antartide è un deserto che può appassionarti e non lasciarti più.
Ma da dove è partita questa passione?
I miei avevano un’edicola. Io stavo lì, e leggevo. Di tutto, anche riviste scientifiche. Quando s’è trattato di andare all’università, le scelte erano astronomia o geologia. Ma astronomia a Milano non c’era, e quindi… Poi, quando mi sono laureato, mi hanno proposto di andare in Groenlandia per uno studio. E lì è iniziata la passione per gli studi paleoclimatici. O meglio, per fare i buchi nel ghiaccio…
Giusto per non lasciare Berlusconi come ultimo post.
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A.G.N.
Ieri mattina ho fatto uno strappo alla norma e ho preso in mano quei giornaletti da 6 pagine gratuiti che fingono di dare informazioni (ofc, solo ed esclusivamente coi titoli). In quanto a vaccate, ne sanno… Quello di ieri ha attirato infatti la mia attenzione.
Ho un computer in testa più veloce del vostro pc
Alexis Lemaire, prodigio francese della matematica, è il calcolatore umano più veloce al mondo. Il suo studio sul calcolo mentale sta contribuendo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. [...]
Insomma, questo articolo mi ha ovviamente incuriosito.
Intanto il tizio è “ficco” perchè:
- si è calcolato la radice tredicesima di un numero a 200 cifre in 70 secondi. La radice era 2.397.207.667.966.701, il numero a 200 cifre trovatelo voi.
- dice di calcolare mentalmente convincendo il proprio cervello a ragionare come un computer (algoritmi e procedure varie).
- quando fa questo tipo di conti, deve ricorrere alla tachipsichia: “per me il tempo assume una dilatazione, agli occhi degli altri invece le mie azioni sembreranno velocissime“.
- conosce 39 lingue e trova che il mandarino sia un po’ incasinato.
M’ha fatto sbragare. E devo dire che un po’ lo invidio – soprattutto per le 39 lingue: io faccio fatica a ricordarmi cosa ho mangiato il giorno prima.
Ah, per la cronaca: la BBC aveva dato questa notizia a luglio del 2007. How does a human calculator do it? (I commenti sono troooppo supponenti.)
PS: 213 = 8 192.
Per far capire la progressione: 313= 1 594 323; 413= 67 108 864 e via…
Che cosa studia esattamente?