Diario dell’Uomo Ragno,
16 dicembre.

Secondo giorno nei parchi di Orlando: gli Universal Studios.

Il parco è diviso in due aree, ciascuna delle quali contenente temi differenti:
* Islands of Adventure con l’Isola Marvel, la Toon Lagoon, Jurassic Park, ed altre (stanno costruendo right now la scuola di magia di Harry Potter – per il 2010 sarà pronta);
* Universal Studios con alcune riproduzioni di città (New York, San Francisco,
Hollywood) e un paio di altre aree.

Il parco della Universal ha diversi roller coaster che io ho evitato
accuratamente ma che appaiono assolutamente spettacolari. :-)

Le avventure con Spider Man e quella dei Simpson sono assolutamente da provare: si è sopra dei “carrelli” in una sorta di mini cinema 3D con effetti tattili e olfattivi che rendono l’esperienza molto reale.

Cose ganze:
1) l’incontro con diversi super eroi Marvel, i simpson, Shrek e Woody Woodpecker!
2) La Delorean di Ritorno al futuro.
3) Garfield e Snoopy giganti.
4) I Blues Brother che cantano vicino alla Blues-mobile.

Fuori dal parco ci sono anche l’Hard Rock Cafè più grande del mondo (almeno così dicono) e un bel negozietto di robba NBA gigante (peccato alla fine non sia riuscito a prendere i biglietti per Orlando vs Toronto :-( ).

Diario di Topolino,
15 dicembre 2009

Walt Disney World è una parte della città di Orlando a sè stante.
I parchi solo dell’area Disney sono quattro, e noi abbiamo deciso di andare a vedere Magic Kingdom – quello “classico”.

Il centro di Magic Kingdom è il castello di Cenerentola, quello che si vede in
tutte le intro dei film Disney.
In generale il parco ha divertimenti adatti ai più piccoli, un po’ di filmati 3D (PhilarMagic di Topolino e Paperino è da vedere!) e diversi personaggi “famosi” vaganti per il parco.

Cose ganze da vedere: le case di Topolino e Minnie, il castello di Cenerentola, l’albero dei naufraghi Robinson, il Future World di Buzz Lightyear e Stitch, la Tortuga dei pirati dei caraibi.

Il castello illuminato la sera è strabiliante.

14 dicembre 2009
Wyndham Hotel

Stamattina siamo partiti da Naples alla volta di Orlando: dalle spiagge
bianche e i campi da golf al traffico cittadino della città passando per Orange
Country – una contea in mezzo a laghi e colline letteralmente ricoperte da
aranci per miglia.

Orlando è una città sviluppata attorno ai parchi divertimenti e si vede: appare un
po’ squallida, molto trafficata, le aree di sosta sono popolate da negozietti
di souvenir tutti uguali, e l’hotel… è diverso: se a Naples l’hotel era in
zona pedonale e di atmosfera “classica”, a Orlando dovremo dormire con
vista parcheggio – sic.

Come se non bastasse, c’è pure un po’ di nebbia e pioggerella.

Diario del capitano,
13 dicembre.
Naples

Brutto andarsene dalle Keys. Ci lasciamo alle spalle la Cerimonia del tramonto, le fitte palme e le spiagge della South Florida… sic.
Key West è un posto da segnare per le vacanze estive.

Oggi giretto nel paludoso parco nazionale: da Key West a Naples passando per le Everglades per X-centinaia di miglia.
La parte occidentale dello stato, le Everglades appunto, è occupata da una grandiosa palude dove vivono alligatori, coccodrilli e altre bestie ritenute da proteggere.
La strada che passa attraverso il parco è dritta che più dritta non si può per diverse centinaia di miglia – non si incontrano edifici spesso e uno di questi a metà strada segna il civico 52388 – ed è resa interessante da:
1) sparuti villaggi indiani,
2) cartelli di attraversamento pantere,
3) cartelli di attraversamento alligatori.

Se si schivano le varie insidie che le paludi propongono si possono raggiungere interessanti località ove mangiare code di alligatori fritti. Only the braves.

Per la cronaca gli alligatori – anche piccoli – tendono a soffiare quando vi girate di spalle: fanno i grossi solo quando non li guardate negli occhi.

Stasera pernotteremo a Naples, città molto rilassante circondata da campi da golf per 3 lati e da un lato dal mare.
Non sembra male vero? Infatti non lo è, ma se abbiamo capito bene è la città “per yankees danarosi in pensione” quindi la via principale alle 10pm è già buia con poche anime in giro e i negozietti (di classe) chiusi.

Diario del capitano,
11 dicembre. Ore 23:10.
Florida Keys

Prima tappa di oggi: il Seaquarium di Miami – un piccolo parco divertimenti per vedere pesci e affini creato soprattutto per “educare” – e la cosa si è vista, essendo pieno di scolaresche fino all’orlo (delle vasche).
A parte gli squali affamati, abbiamo avuto modo di ammirare tre-quattro show con delfini, foche e orche assassine.

I delfini hanno una propulsione “a pesce” notevolissima: saltavano fuori dall’acqua per diversi metri… mai vista una cosa così.
Le foche sono state bellissime e non credevo fossero così addomesticabili.
Infine l’orca merita una menzione d’onore vista la mole, i salti, e le annaffiate che ha fatto ai bambini urlanti seduti in prima fila. :) (Immaginatevi il caos che fanno 60-80 bambini che vedono dei pesci fare evoluzioni – ecco, non ci siete andati vicini.)

Da un lato questi animali mi fanno pena – li vedo come selvatici in gabbia, ecc. – però lo spettacolo è stato molto gradevole e mi sono chiesto se anche questo non faccia parte dell’iter per addomesticare una specie: un tempo anche cani e cavalli erano selvatici…

Ah, al Seaquarium ho avuto modo di vedere dal vivo anche i manati (aka dugonghi) – in pratica delle foche da 1 quintale e più non aggressive.

Nel primo pomeriggio siamo partiti alla volta di Key West, l’ultima delle isole Keys – un arcipelago che si allunga dalla punta meridionale della Florida (un po’ come tante sicilie che si allungano dalla Calabria in sequenza).
230 chilometri di auto con in mezzo un acquazzone che mi ha fatto riflettere attentamente alla situazione uragani. O_o
Comunque le Keys sono proprio un gran posto: una serie di isole (di origine corallina) collegate da una striscia di asfalto e ponti utile per raggiungerne la punta più meridionale anche in auto.
(La prima foto di questo post ritrae l’ultimo ponte di ben 7 miglia e passa.)

Il clima è ancora più temperato che a Miami Beach e le case sembrano quelle di legno e vetro vittoriane che si vedono nei film sulla Guerra di Secessione. Molto carine, ma decisamente inquietanti (stile “Intervista col Vampiro”),

Nonostante il temporale tropicale, siamo giunti sani e salvi a Key West, ed è risultato un posto splendido (si capisce che mi è piaciuto?): sarà che è venerdì sera e c’è un po’ d’arietta fresca, ma la città è piena di pub e negozi aperti, gente che cammina per le strade (Miami Beach era troppo grande perchè non si girasse in auto), motorini e motociclette (Harley, of course).

Il locale Thai Cuisine (513 Greene Street) si è rivelato dal mio punto di vista il migliore fornitore di cibo dei primi 4 giorni di vacanza in US. :)

Questo è veramente un bel posto.

Diario del capitano,
10 dicembre. Ore 22:00.
Miami Beach

Oggi sveglia mattutina e viaggetto all’Aventura Mall per togliersi la voglia. :)
Un giro nei mall è sempre da farsi, per rendersi conto: in US non solo ci sono strade a 6 corsie a senso unico, automobili obese e piatti strabordanti… ma anche centri commerciali di una certa ampiezza.
L’Aventura Mall pareva smodato già dalla mappina sul mio cellulare, dal vivo non ha deluso: 3 piani di negozi per diverse centinaia di metriquadri.
Me l’aspettavo più sgarrupato, e invece era molto chic e pieno di addobbi natalizi (la temperatura interna causa condizionatori dava ragione a chi aveva decorato il mall con pupazzi di neve e abeti, ma faceva strano uscire e ritrovarsi a 25 gradi sentendo Jingle Bells).

Nel pomeriggio siamo passati per Coral Gables e Coconut Grove dove ho capito esattamente cos’è la Florida: una giungla con delle strisce di asfalto per agevolare il passaggio.
Coral Gables è la parte residenziale di Miami per i benestanti – se avete visto Beverly Hills 90210 avete in testa la cosa giusta: villette, giardini ampi, relativamente poco traffico, fontane e verde ovunque (ie: foto scovata con google).
Coconut Grove è un’altra zona residenziale adiacente al Coral Gables; leggermente meno chic e molto più “giunglosa” (rampicanti sui tralicci dei semafori e “mura di piante” al posto dei fossati ai bordi delle carreggiate), è il posto dove abbiamo visto una colonna di auto fermarsi per lasciare attraversare la strada ad un pennuto (pellicano?) – scortato da un poliziotto.

Visitato anche un faro cubano molto carino (una cosa serissima dal punto di vista religioso, a cui riconosco una posizione panoramica d’eccezione sull’oceano Atlantico) e Jimbo – un cumulo di baracche, rulotte fatiscenti e auto abbandonate che in teoria dovrebbe essere un punto di interesse strepitoso perchè ci hanno girato film nel corso degli anni (Island Claws, Blood and Wine, Wild Things, Porky’s II, Ace Ventura, True Lies, 2 Fast 2 Furious, Flipper, Gentle Ben, Miami Vice, Glades, Going To California, Karen Sisco, CSI Miami, …), ma dal nostro punto di vista è risultato particolarmente pulcioso e poco vivibile.

Tutto qua.

Diario del capitano,
9 dicembre. Ore 23:35.
Miami Beach

Stamane ho visto l’alba sull’oceano da Miami Beach, e anche se c’era un bel nuvolone ad oscurare l’orizzonte, l’effetto rimaneva notevole – la camera ha vista verso est, fra palme e piscina si vede la spiaggia e l’oceano; non male. :-P

La spiaggia di Miami Beach è veramente bella: larga diverse decine di metri, separata dalla parte cittadina da Ocean Drive (la via semi-pedonale fighetta) e da una zona erbosa con pure gli scoiattoli (“Squirrel!” cit. Up) che camminano al fianco dei passanti, sabbia bianca e torretta alla Baywatch rosa, per non parlare degli sfondi coi grattacieli.

Giusto per farmi capire: Miami è una città molto grande, sulla costa c’è una zona collegata da ponti con “il continente” che è un’altra municipalità che è Miami Beach (ed è la riviera con hotel e locali serali), e la parte sud di M.B. è la parte più “in”.

Una cosa caruccia che abbiamo trovato a Miami Beach è un locale ricavato da una sorta di carrozza ferroviaria che si chiama Diners: sedili in pelle, carrozzeria lucente, e uova & bacon da paura (buonissime): se passate di qua, fateci un salto e mangiatevi le loro uova!

Comunque, oggi abbiamo visto un bel po’ di cose: il quartiere cubano, l’Holocaust memorial, qualche negozio in Lincoln Street (robba firmata in via pedonale), l’Hard Rock Cafè e lo stadio degli Heat.

Infine abbiamo cenato molto bene in un locale haitiano (il Tap tap a M.Beach): economico e particolare; io ho preso un interessante piatto di gamberi e salsa di cocco (fatta con latte, latte di cocco, peperoni tritati e non so cos’altro), mentre la mujera si è beccata un pesciolino da niente – di cui è rimasta soddisfatta. :-P
Abbiamo una diapositiva.

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