Siamo stati in viaggio dall’8 al 28 dicembre 2009.

Il primo volo è stato Bologna – Francofore (650 Km) per poi prendere il Francoforte – Miami (7602 Km).
Giunti a Miami abbiamo noleggiato un auto che ci ha fatto scorrazzare per tutta la Florida: Miami Beach, Miami, Key West, Everglades, Naples, Orlando, Cocoa Beach, Cape Canaveral, Fort Lauderdale. Il percorso molto a grandi linee è stato questo.
Quando abbiamo riconsegnato l’auto, dopo 12 giorni, il contachilometri contava 1226 miglia, pari a 1962 Km.
(Per paragone: Milano – Lecce sono 1000 chilometri.)

Molti chilometri li abbiamo fatti sulla US Route 1, l’”adriatica degli States”. L’interstatale corre da nord a sud sulla costa est degli Stati Uniti per oltre 2000 miglia dal confine canadese alle Florida Keys; dei quasi 900 chilometri che passano per la Florida, i più belli sono stati gli ultimi 300 che portano da Miami a Key West e che si concludono su di un ponte di 10 Km, il Seven Mile Bridge.
La crociera nei Caraibi ha macinato 2375 miglia nautiche, per un totale di 4398.5 chilometri e ha toccato Porto Rico, Antigua, St. Maarteen e le Bahamas prima di rientrare in Florida.
Al ritorno abbiamo ripercorso la tratta Miami – Francoforte – Bologna.
Chilometri via terra: 1962 (in auto).
Chilometri via mare: 7602.
Chilometri via aria: 8252.
Gran totale: 17816 chilometri.
Mall visitati: 2
* Aventura Mall (223,000 m2 – wiki), uno dei più grandi centri commerciali degli Stati Uniti (il più imponente della Florida), ci sono quasi 300 negozi, distribuiti su 2 piani e qualche “torre”.
* Miami Dolphin Mall (solo 130000 m2).
L’hamburger più grosso che ho mangiato nella mia vita è stato un Triple Whopper al Dolphin Mall presso Burger King. Non sapete cos’è? Guardatevi il filmato!
(Dal vivo è più spaventoso.)
Abbiamo visto un numero impressionante di auto dalla cilindrata e dal numero di ruote esagerato.

Abbiamo mangiato centinaia di patate fritte e visto infinite palme: la Florida è piena di palme e noci di cocco.

Diario del capitano,
11 dicembre. Ore 23:10.
Florida Keys
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Prima tappa di oggi: il Seaquarium di Miami – un piccolo parco divertimenti per vedere pesci e affini creato soprattutto per “educare” – e la cosa si è vista, essendo pieno di scolaresche fino all’orlo (delle vasche).
A parte gli squali affamati, abbiamo avuto modo di ammirare tre-quattro show con delfini, foche e orche assassine.
I delfini hanno una propulsione “a pesce” notevolissima: saltavano fuori dall’acqua per diversi metri… mai vista una cosa così.
Le foche sono state bellissime e non credevo fossero così addomesticabili.
Infine l’orca merita una menzione d’onore vista la mole, i salti, e le annaffiate che ha fatto ai bambini urlanti seduti in prima fila.
(Immaginatevi il caos che fanno 60-80 bambini che vedono dei pesci fare evoluzioni – ecco, non ci siete andati vicini.)
Da un lato questi animali mi fanno pena – li vedo come selvatici in gabbia, ecc. – però lo spettacolo è stato molto gradevole e mi sono chiesto se anche questo non faccia parte dell’iter per addomesticare una specie: un tempo anche cani e cavalli erano selvatici…
Ah, al Seaquarium ho avuto modo di vedere dal vivo anche i manati (aka dugonghi) – in pratica delle foche da 1 quintale e più non aggressive.

Nel primo pomeriggio siamo partiti alla volta di Key West, l’ultima delle isole Keys – un arcipelago che si allunga dalla punta meridionale della Florida (un po’ come tante sicilie che si allungano dalla Calabria in sequenza).
230 chilometri di auto con in mezzo un acquazzone che mi ha fatto riflettere attentamente alla situazione uragani. O_o
Comunque le Keys sono proprio un gran posto: una serie di isole (di origine corallina) collegate da una striscia di asfalto e ponti utile per raggiungerne la punta più meridionale anche in auto.
(La prima foto di questo post ritrae l’ultimo ponte di ben 7 miglia e passa.)
Il clima è ancora più temperato che a Miami Beach e le case sembrano quelle di legno e vetro vittoriane che si vedono nei film sulla Guerra di Secessione. Molto carine, ma decisamente inquietanti (stile “Intervista col Vampiro”),
Nonostante il temporale tropicale, siamo giunti sani e salvi a Key West, ed è risultato un posto splendido (si capisce che mi è piaciuto?): sarà che è venerdì sera e c’è un po’ d’arietta fresca, ma la città è piena di pub e negozi aperti, gente che cammina per le strade (Miami Beach era troppo grande perchè non si girasse in auto), motorini e motociclette (Harley, of course).
Il locale Thai Cuisine (513 Greene Street) si è rivelato dal mio punto di vista il migliore fornitore di cibo dei primi 4 giorni di vacanza in US.
Questo è veramente un bel posto.
Diario del capitano,
10 dicembre. Ore 22:00.
Miami Beach
Oggi sveglia mattutina e viaggetto all’Aventura Mall per togliersi la voglia. ![]()
Un giro nei mall è sempre da farsi, per rendersi conto: in US non solo ci sono strade a 6 corsie a senso unico, automobili obese e piatti strabordanti… ma anche centri commerciali di una certa ampiezza.
L’Aventura Mall pareva smodato già dalla mappina sul mio cellulare, dal vivo non ha deluso: 3 piani di negozi per diverse centinaia di metriquadri.
Me l’aspettavo più sgarrupato, e invece era molto chic e pieno di addobbi natalizi (la temperatura interna causa condizionatori dava ragione a chi aveva decorato il mall con pupazzi di neve e abeti, ma faceva strano uscire e ritrovarsi a 25 gradi sentendo Jingle Bells).
Nel pomeriggio siamo passati per Coral Gables e Coconut Grove dove ho capito esattamente cos’è la Florida: una giungla con delle strisce di asfalto per agevolare il passaggio.
Coral Gables è la parte residenziale di Miami per i benestanti – se avete visto Beverly Hills 90210 avete in testa la cosa giusta: villette, giardini ampi, relativamente poco traffico, fontane e verde ovunque (ie: foto scovata con google).
Coconut Grove è un’altra zona residenziale adiacente al Coral Gables; leggermente meno chic e molto più “giunglosa” (rampicanti sui tralicci dei semafori e “mura di piante” al posto dei fossati ai bordi delle carreggiate), è il posto dove abbiamo visto una colonna di auto fermarsi per lasciare attraversare la strada ad un pennuto (pellicano?) – scortato da un poliziotto.
Visitato anche un faro cubano molto carino (una cosa serissima dal punto di vista religioso, a cui riconosco una posizione panoramica d’eccezione sull’oceano Atlantico) e Jimbo – un cumulo di baracche, rulotte fatiscenti e auto abbandonate che in teoria dovrebbe essere un punto di interesse strepitoso perchè ci hanno girato film nel corso degli anni (Island Claws, Blood and Wine, Wild Things, Porky’s II, Ace Ventura, True Lies, 2 Fast 2 Furious, Flipper, Gentle Ben, Miami Vice, Glades, Going To California, Karen Sisco, CSI Miami, …), ma dal nostro punto di vista è risultato particolarmente pulcioso e poco vivibile.
Tutto qua.
Diario del capitano,
9 dicembre. Ore 23:35.
Miami Beach
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Stamane ho visto l’alba sull’oceano da Miami Beach, e anche se c’era un bel nuvolone ad oscurare l’orizzonte, l’effetto rimaneva notevole – la camera ha vista verso est, fra palme e piscina si vede la spiaggia e l’oceano; non male.
La spiaggia di Miami Beach è veramente bella: larga diverse decine di metri, separata dalla parte cittadina da Ocean Drive (la via semi-pedonale fighetta) e da una zona erbosa con pure gli scoiattoli (“Squirrel!” cit. Up) che camminano al fianco dei passanti, sabbia bianca e torretta alla Baywatch rosa, per non parlare degli sfondi coi grattacieli.
Giusto per farmi capire: Miami è una città molto grande, sulla costa c’è una zona collegata da ponti con “il continente” che è un’altra municipalità che è Miami Beach (ed è la riviera con hotel e locali serali), e la parte sud di M.B. è la parte più “in”.
Una cosa caruccia che abbiamo trovato a Miami Beach è un locale ricavato da una sorta di carrozza ferroviaria che si chiama Diners: sedili in pelle, carrozzeria lucente, e uova & bacon da paura (buonissime): se passate di qua, fateci un salto e mangiatevi le loro uova!
Comunque, oggi abbiamo visto un bel po’ di cose: il quartiere cubano, l’Holocaust memorial, qualche negozio in Lincoln Street (robba firmata in via pedonale), l’Hard Rock Cafè e lo stadio degli Heat.
Infine abbiamo cenato molto bene in un locale haitiano (il Tap tap a M.Beach): economico e particolare; io ho preso un interessante piatto di gamberi e salsa di cocco (fatta con latte, latte di cocco, peperoni tritati e non so cos’altro), mentre la mujera si è beccata un pesciolino da niente – di cui è rimasta soddisfatta. ![]()
Abbiamo una diapositiva.

Diario del capitano,
9 dicembre. Ore 3:35.
Miami Beach
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Finalmente abbiamo dormito un po’. La sveglia delle 3:30 (ora bolognese) di martedì non è che sia una cosa da ripetere spesso (specialmente quando le valigie le concludi a mezzanotte del giorno prima).
Comunque, 3:30 sveglia, 4:15 aeroporto, 6:15 partenza per Francoforte, 7:50 arrivo in Germania, 9:55 ripartenza per Miami e alle 20:05 (ora bolognese) arrivo a Miami. Dove in realtà erano le 14:05 (-6 ore di fuso).
Abbiamo tirato dritto fino alle 20:30, ma poi siamo collassati.
Non per niente ora sono sveglio, ed è poco dopo le 3 am.
Il noleggio auto ieri ci ha rifilato ciò che per loro è una compact (una Kia Rio che dal mio punto di vista è grande come una berlina – riconosco comunque che tutti gli altri in strada erano più grossi di noi).
Ho guidato fino all’hotel col cambio automatico: in pratica basta dimenticarsi di poter cambiare, e imparare a dosare il freno (non è male, stavo quasi pensando fosse comodo, poi mi sono trovato nella situazione di dover avere più ripresa – es: un sorpasso – e lì è finito l’idillio fra me ed il cambio automatico).
Cosa interessante: speravo che l’hotel avesse il suo parcheggio gratis, invece son 25$ a notte; per tutta Miami e Miami Beach i parcheggi si pagano, e cari (1.25 – 1.50 $ all’ora).
Il clima è tropicale-torrido (20-25 gradi), alla faccia di Bologna (questo mi ricorda un post di Spino dopo-Japan) ma si sta benone e mi rammenta quanto io sia stato pirla a prendere quei 2-3 vestiti “pesanti”.
Ieri sera abbiamo cenato in un locale all’aperto sull’Atlantico e si stava al tiepido: speravo in un hamburger, ma la sera sulla costa i ristoratori fanno i ganzi italians con Pork chop with Marsala “Lorenzo” and mushrooms e altre amenità – il piatto non era male ma costoso e servito in vassoietti di plastica).
Sadness.











